
La nuova Monza
Queste sono le mie idee per un programma da costruire insieme.
Con impegno, entusiasmo e nuove proposte possiamo cambiare il volto della
nostra città.
» Con in testa l'Ambiente
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È il momento delle scelte coraggiose e che guardino davvero al
futuro: solo così potremo far fronte all'emergenza climatica e tutelare
l'ambiente in cui viviamo.
A Monza serve un Piano d'azione per l'energia sostenibile ed il
clima
finanziato con il fondo Next Generation EU.
Produzione di energia distribuita, rimboschimento urbano, strutture per
la cattura di CO2, sviluppo di una rete di mobilità leggera per gli
spostamenti urbani, decentramento dei servizi, riqualificare la classe
energetica degli edifici pubblici, consulenze per cittadini e condomini
che vogliono migliorare le prestazioni energetiche degli edifici,
formazione costante nelle scuole.
Questo è un vero e concreto programma ambientale che possiamo mettere in
campo per Monza.
L'urbanistica non deve consumare suolo, ma recuperarlo in un dialogo
con il paesaggio urbano
e quali servizi siano necessari lo si deve decidere nei quartieri coi
cittadini.
Non rassegniamoci al caos viabilistico delle strade cittadine.
Due sono gli assi sui quali lavorare: aree pedonali e ciclabili.
Aumentare le zone libere dal traffico e non eliminarle, come nel caso
della piazza di San Rocco.
Rivedere le linee dei bus.
Superare i colpevoli ritardi e realizzare la fermata ferroviaria Monza
Est.
Togliere dalle secche burocratiche il prolungamento M5.
Portare anche a Monza un servizio di car sharing e realizzare finalmente
un tessuto di reti ciclabili per collegare tutti i quartieri e Monza coi
comuni limitrofi.
» Capoluogo dei Lavori e delle Opportunità
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Monza deve ritornare ad essere il capoluogo della Brianza e recuperare
il ruolo centrale perduto.
Solo così potrà ambire ad essere attrattiva sul piano economico e
sociale.
Con lo spostamento a Milano di importanti funzioni (dalla Camera di
commercio alle associazioni di rappresentanza datoriali) abbiamo perso
autonomia e peso nelle decisioni.
Le crisi occupazionali non hanno trovato sbocchi positivi.
Dalla Icar alla Feltrinelli, l'elenco delle aziende e delle attività che
hanno chiuso è lungo.
Possiamo e dobbiamo tornare ad essere la città del lavoro.
Il Comune può fare molto: invece di favorire la rendita immobiliare a
scapito di chi lavora, dovrebbe supportare la presenza delle aree
produttive e agevolare nuovi investimenti occupazionali anche attraverso
una vera semplificazione burocratica.
La pandemia ha rivoluzionato le abitudini lavorative: lo smart working
può essere anche alienante e antisociale se protratto troppo a lungo,
occorre perciò
aumentare l'offerta degli spazi di co-working, dove le persone possano operare in luoghi idonei e senza rinunciare
al contatto sociale.
» È la nostra Storia il nostro Patrimonio
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Il recupero di Villa Reale aveva suscitato enormi aspettative. Invece
dopo pochi anni il sogno pare già svanito.
La Villa può e deve tornare a essere sempre aperta.
L'uscita del concessionario ha reso evidenti incapacità e mancanza di
idee.
Una nuova stagione di rinascita è possibile: grandi mostre, eventi di qualità, museo di sé stessa sono gli assi
sui quali procedere forti delle esperienze passate.
Il Parco e i Giardini sono straordinari “monumenti del verde” dai
quali ripartire.
I fondi già disponibili devono essere impiegati per recuperare e
valorizzare l'esistente: il patrimonio arboreo, Villa Mirabello, il
Mirabellino e le cascine.
È triste constatare che, dopo la Cascina del Sole e la Torretta, anche
l'edificio che ospitava la Rai, progettato da Giò Ponti, sia chiuso e
abbandonato.
C'è quindi molto da fare, a partire dal
recupero dell'Ala Nord della Villa
per trasformarla, anziché in un hotel di lusso, in un luogo del sapere e
della formazione d'eccellenza.
Parco e Villa Reale quindi come elementi trainanti di un
percorso turistico che attraversi l'intera città, ne valorizzi i punti principali, ricchi di storia e di cultura: il
Duomo con il suo Museo, il Museo Civico agli Umiliati e l'Arengario,
finalmente reso accessibile a tutti, nessuno escluso.
In tutto ciò il ruolo e
la funzione dell'associazionismo culturale è fondamentale
e non deve essere più, come oggi, sopportato, ma supportato.
» La Persona al centro
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La pandemia ha mostrato la fragilità del sistema sanitario.
Troppi cittadini faticano a trovare un medico di base di prossimità e
sono senza un luogo vicino che offra loro i servizi sanitari
fondamentali.
La risposta saranno le Case della Salute. Senza timidezze nei confronti
della Regione e offrendo la nostra collaborazione, dobbiamo controllare
che non siano scatole vuote, ma validi punti di riferimento sul
territorio.
C'è una nuova frontiera che dobbiamo esplorare per fare in modo che il
sistema di welfare comunale risulti adeguato e capace di rispondere ai
bisogni e alle richieste di aiuto.
È tempo di cambiare il modo di agire in favore della persona: quando possibile, aiuti personalizzati e orientati alla progressiva
indipendenza economica e sociale dell'individuo.
Servono a poco i tavoli di consultazione se le decisioni vengono prese
altrove:
valorizzare il ruolo del Terzo settore, riattivare i Piani di Zona e renderli operativi.
Anziani e giovani sono stati i più colpiti dalla pandemia.
Gli anziani sono rimasti abbandonati al pericolo del virus e della
solitudine.
I giovani non hanno potuto accedere alle normali attività scolastiche e
universitarie e si sono ritrovati, in un tempo anomalo, smarriti nel
guardare al futuro.
Dobbiamo porre attenzione a chi soffre per violenze fisiche,
psicologiche, a chi è discriminato: punti di ascolto e aiuto per persone maltrattate, realizzati assieme
alle associazioni che già operano in città.
I diritti civili sono l'asse portante della vera e reale uguaglianza
tra cittadini, e il Comune può contribuire affinché ciò avvenga.
Esiste poi un diritto che oggi nella nostra città fatica ad essere
riconosciuto, soprattutto per le fasce meno abbienti e per i giovani: il
diritto alla casa.
Anche a Monza c'è un'emergenza abitativa
dovuta all'aumento degli affitti e degli immobili.
Occorre perciò cambiare l'attuale Piano del Governo del Territorio che
dimentica il patrimonio immobiliare pubblico e la necessità di residenze
a canone convenzionato.
Il riscatto sociale passa attraverso il lavoro: favorire i luoghi e le occasioni di formazione per aiutare chi non ha
un lavoro e cerca di tornare attivo.
Un lavoro sicuro: il Comune
non può più sottrarsi dal collaborare con gli enti preposti per la
sorveglianza dei luoghi di lavoro, perché la sicurezza del lavoratore è
un diritto e come tale va tutelato.
La politica securitaria è fallita:
oggi Monza è molto meno sicura che nel passato e i proclami non
arrestano le paure.
Abbiamo una città spenta, buia e spesso sporca e sappiano che l'incuria
favorisce degrado e insicurezza.
È urgente affrontare una situazione che risulta già critica.
Fenomeni come le baby gang, mai viste prima in città, sono in ordine di
tempo l'ultimo segnale del disagio.
Serve a poco limitarsi a deprecare il fenomeno e incolpare le
famiglie.
Una città è sicura quando, accanto alle forze di sicurezza, si schierano
energie e si investono risorse per favorire i luoghi e le occasioni di
incontro e socialità, quando le vie e le piazze dei quartieri sono
pulite e illuminate, quando non si sacrificano gli esercizi commerciali
di vicinato e ristoro per fare spazio alle grandi catene commerciali.
» Un salto di qualità
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Sarebbe una grave responsabilità non cogliere l'occasione offerta dalle
risorse che il PNRR mette a disposizione dei Comuni.
Ma se consideriamo che
le casse comunali sono piene di fondi inutilizzati
e che anche
i pochi cantieri aperti non finiscono mai, c'è da chiedersi se saremo in grado di evitare l'ennesimo
fallimento.
La risposta è sì, a patto che si metta mano ad una macchina comunale
demotivata e stanca.
Prendere esempio dalle città più virtuose non è difficile,
importare le buone pratiche è un dovere.
La digitalizzazione della pubblica amministrazione è un passo
necessario, così da semplificare la vita dei cittadini, delle imprese e
delle associazioni del territorio.
L'iter amministrativo delle pratiche deve essere trasparente e
tracciabile.
La discrezionalità non deve più abitare nel palazzo e
gli appalti dei servizi comunali, quando scadono non vanno prorogati
ma messi a gara: oltre al rispetto delle regole, i vantaggi sono economici e di
qualità.
La partecipazione avvicina il cittadino alle istituzioni: se
le Consulte sono la voce dei quartieri, non devono essere considerate un rumore di disturbo, ma ascoltate.